Nord Sud Ovest Est, ma forse il cabinato che cerco ancora non c’è.
Venerdì scorso, nel quinto episodio di Nord Sud Ovest Est, seconda e ultima stagione della serie La leggendaria storia degli 883 trasmessa su Sky/Now, si parla di Non è la Rai, di Ambra con l’archetto e della Jolly Blue, la “sala giochi piena di giochi”, ma fino a un certo punto. Cisco, interpretato dal comico Davide Calgaro, vuole rilanciare la sua sala acquistando due costosi cabinati di nuova generazione: lo sparatutto con pistola ottica Time Crisis e il gioco di corse Sega Rally Championship.
Sono giochi molto, molto costosi, ma non è quello il punto. Cisco non avrebbe potuto comprarli neanche se fosse stato Bill Gates, perché l’episodio è ambientato nel 1993, e gli arcade Sega Rally Championship e Time Crisis sarebbero usciti rispettivamente solo nel febbraio e nel dicembre del 1995.
Nell’economia della serie questo doppio anacronismo videoludico non conta ovviamente nulla, ma nella storia dei videogiochi è importante rimettere questi due titoli al loro posto. Soprattutto perché Sega Rally Championship ha dato vita a un’ondata di giochi di rally abbattutasi su PC e console negli anni successivi. Perché il mondo del gaming non se n’era ancora accorto, ma c’era un mare di persone lì fuori che sognavano di sgommare sul fango al volante di una Delta HF Integrale o di una Stratos con livrea Alitalia.

LUMINES, MILANO E SEGA RALLY
Facciamo un salto in avanti di una dozzina d’anni. È la fine del 2006 e sono a Milano per la presentazione alla stampa di Lumines II, seguito del “puzzle game musicale” che a inizio 2005 mi ha tenuto incollato allo schermino di una PSP per mesi, flashato come non succedeva dai tempi di Tetris. Chiedo al suo autore, Tetsuya Mizuguchi, perché le musiche fighissime dell’originale siano state soppiantate nel seguito da tamarrate tipo Hollaback Girl di Gwen Stefani e Pump It dei Black Eyed Peas. La risposta di Mizuguchi è vaga, ma il senso chiarissimo e riassumibile in una singola parola: “Ubisoft”.
Al di là del soundtrack imposto dal publisher, in quella chiacchierata appare evidente l’amore di Mizuguchi per la musica, che va ben oltre i giochi. Sta producendo un brano per gli U2, racconta questo quarantenne con l’aria da attore protagonista in una serie di tokusatsu. Ma poi si finisce a parlare anche di auto e Mizuguchi-san la butta lì: “Prima di lasciare Sega, nel 2003, ho lavorato anche a un simulatore chiamato Sega Rally Championship, lo ricordate?”

CIAO, SONO ENRICO PAPI. VUOI SAPERE QUANTO VALE LA TUA AUTO DA RALLY?
Mizuguchi era da sempre interessato alle sensazioni che i giochi potevano scatenare, più che alla semplice adrenalina. Dopo aver lavorato al simulatore 3D Megalopolis, Mizuguchi inizia a sviluppare un gioco di guida per la scheda Model 2 di Sega. Un gioco che sia diverso dagli altri titoli di corse in sala giochi, comunque dalla natura arcade, ma con un tocco di realismo minimo per poterlo proporre come un simulatore.
Lavorando gomito a gomito con Kenji Sasaki, che aveva collaborato a uno dei giochi di maggior successo sulle quattro ruote in quel periodo, Ridge Racer di Namco, Mizuguchi immagina un cabinato che sia basato sulle auto da rally, all’epoca un sottogenere del mondo degli sport motorizzati trascurato dai videogiochi.
Le auto nel gioco saranno solo tre, e il team ne pesca due tra i mostri da rally italiani più famosi di sempre, la Lancia Delta HF Integrale che ha dominato il campionato del mondo rally tra la fine degli anni 80 e i primi 90, e (come auto sbloccabile) la Lancia Stratos HF, “l’ammazzarally”, l’auto più bella della storia del cosmo (fonte: io). A completare il trio, una Toyota Celica. Avrebbe dovuto esserci anche un’altra Toyota, una Supra, ma alla fine lo stile di guida risultava identico alla Celica, e si decise di farne a meno.
Durante lo sviluppo del gioco c’era solo un piccolissimo problema: né Mizuguchi né gli altri avevano mai guidato quelle auto, e dovettero basarsi sulle indicazioni offerte da Toyota e Fiat, oltre che su tutta una serie di prove su circuito. Con tanto di Celica sfasciata durante una delle suddette prove. Dopo un lungo viaggio negli Stati Uniti per scattare foto e girare video da usare come reference, il gioco prende forma.
I tre circuiti – deserto, foresta e montagna – hanno storie diverse. L’ultimo venne aggiunto perché Sasaki, preso dal timore che Sega Rally Championship non sarebbe stato sufficientemente divertente, aveva preso la sua auto e si era fatto una corsetta in montagna, come un Takumi Fujiwara qualsiasi. La foresta, invece, venne cambiata in corsa perché quella originale era troppo simile a un pezzo di Cruis’n USA (1994) di Nintendo.
Dopo dieci mesi di sviluppo, aver tampinato veri piloti di rally per consigli e dritte preziosi, e qualche soluzione fatta in casa (come il campionamento del rombo dell’auto personale – modello sconosciuto – di Mizuguchi per la Lancia Delta), Sega Rally Championship era pronto ad assaltare le sale giochi di tutto il mondo. Con stile.

SATURNO E IL RESTO DEL MONDO: IL PADRE DI COLIN MCRAE
Lo stile di gioco della modalità principale, Championship, non era basato unicamente sul tempo limite, e a differenza delle gare di rally vere, presentava vari avversari in pista da superare prima di accedere allo stage successivo. Il cabinato di Sega Rally Championship, lanciato in Giappone nel febbraio del 1995 e subito dopo nel resto del mondo, permetteva di collegare più coin-op per un massimo di quattro giocatori, ed era disponibile in varie configurazioni. C’erano i cabinati singoli, quelli accoppiati con due poltroncine affiancate e quelli deluxe, che non avevano solo sedile e volante, ma una struttura molto più ingombrante che doveva ricordare un’auto da rally vera.
E poi c’era la versione con una macchina reale.
Nel Joypolis di Sega a Shinjuku, Tokyo: il “Sega Rally Special Stage”, con un proiettore e una vera Celica GT-FOUR con livrea da rally per far sbavare gli appassionati.
La versione domestica per Sega Saturn di Sega Rally Championship venne buttata fuori in tutta fretta dall’azienda giapponese, tra il novembre e il dicembre del ’95 in Giappone e USA, e nel gennaio del ’96 in Europa. Sviluppata da un team completamente diverso rispetto al gioco arcade, doveva fare i conti con un hardware inferiore al Model 2 su cui girava il gioco in sala. Il team fu costretto a riscrivere una buona fetta del codice da zero e a prendere un po’ di scorciatoie, ma il gioco vendette comunque tantissimo, superando il milione e duecentomila copie piazzate.
A stretto giro, uscirono sia una versione migliorata del gioco per Saturn, con il supporto per il controller analogico e altro (Sega Rally Championship Plus), sia, a inizio 1997, il porting per Windows.
L’impatto di Sega Rally Championship in quegli anni è enorme, e dà il via a tutta una folta schiera di giochi basati sulle auto da rally. Molti anni dopo, Codemasters avrebbe ammesso che l’idea della popolarissima serie Colin McRae (nata nel ’98 e arrivata fino ai giorni nostri con i capitoli intitolati DiRT e DiRT Rally) era stata ispirata dal successo di Sega Rally Championship. Non ci fosse stato il gioco di Mizuguchi, non avremmo speso tutte quelle ore a far derapare una Subaru Impreza su PlayStation o a spaccare pad sul PC con Screamer Rally (1997), giusto per fare un paio di nomi.

LA SAGA DI SEGA (RALLY)
Nel 1998 arriva in sala Sega Rally 2, che ripresenta le tre auto dell’originale e aggiunge nuovi veicoli, tra Subaru Impreza WRC, Peugeot 306 Maxi, Toyota Corolla WRC, Mitsubishi Lancer Evolution e Ford Escort WRC. Nel ’99 Sega Rally 2 esce anche su Dreamcast e PC, e la copertina della versione Dreamcast giapponese, con la sua Lancia Stratos sulla neve, avvolta da un bianco abbagliante, è una delle cover più belle della storia dell’umanità. Potete non essere d’accordo, ma sareste nel torto, io ve lo dico.
Senza troppi clamori, la serie andrà avanti con Sega Rally 2006 per PS2, il multipiattaforma Sega Rally Revo sviluppato in Inghilterra (2007) e Sega Rally 3, per arcade (2008), PS3 e XBOX (2011). Ma i tempi delle sale giochi al di fuori del Giappone, della popolarità massima del campionato del mondo rally, e di conseguenza dello stesso Sega Rally, sembrano ormai acqua passata. Tanto è vero che, nel frattempo, Sega ha deciso di investire, a partire dal 2002, su una serie pressoché infinita di giochi legati alla serie anime/manga sulle corse automobilistiche Initial D. Si era partiti da un designer che, in crisi di ispirazione, scavallava di corsa una montagna come Takumi Fujiwara e si era finiti a inanellare decine di versioni dei giochi con il vero Takumi Fujiwara. Ci sta.
Mizuguchi, dicevamo, ha mollato Sega nel 2003. Ha prima lavorato per Q Entertainment e poi fondato Enhance, e ha messo a curriculum altri capolavori come Rez (2001) e Lumines (l’anno scorso è uscito l’ultimo capitolo, Lumines Arise), e chicche come l’incompreso Child of Eden (2011). Nel 2006 ha anche fondato una band, i Genki Rockets, con cui ha inciso due album di pop elettronico.
Mi chiedo che macchina guidi, di questi tempi, ma forse è meglio non pensarci. L’ultima volta che mi sono posto una domanda del genere, immaginando con quale auto pazzesca si sarebbe presentato Kazunori Yamauchi per quell’intervista negli studi di Polyphony a Tokyo su Gran Turismo, poi Yamauchi è sceso da un taxi, e pure vecchio.
(In apertura, Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli in una foto di scena della serie Nord Sud Ovest Est. Foto di Paolo Ciriello per Sky).


1 commento
Ahh... Stupendo!!
Io che di SEGA in particolare, e di videogiochi in genere, sono un'appassionato "storico", nel senso, sia di ormai attempato, che amante della storia e dei retroscena, mi sono proprio gustato questo articolo.
Complimenti e avanti così!!!