Logan è il migliore in quello che fa, e quello che fa è gasare chiunque trovi interessante un God of War per i vecchi fan dei fumetti Marvel.
C’è un equivoco di fondo che Marvel’s Wolverine, gioco di Insomniac Games uscito ieri in esclusiva su PlayStation 5, si porta incolpevolmente dietro. Trattandosi di un titolo di Insomniac, in tanti si aspettavano un nuovo Spider-Man. Ma pur essendo ambientato nello stesso universo narrativo – Terra-1048, per i maniaci di queste cose – e pur condividendone l’amore per un ricco guardaroba di costumi sbloccabili, quello di Wolverine è un gioco completamente diverso.
IL DIO DELLA GUERRA MARVEL
Marvel’s Wolverine non è un open world, anzi, è quanto di più lontano possibile possa esserci da un open world. È un gioco action vecchio stile, molto, molto guidato, in cui le possibilità di gironzolare per uno scenario sono poche e limitate, e nel quale perfino la raccolta dei collezionabili è pilotata, grazie ai sensi sviluppati di Logan.
Ora, è evidente che chi si aspettava altro non lo troverà qui. Ma lo è altrettanto, a mio modo di vedere, che se si accetta l’impostazione di base, se a chi impugna il pad va a genio un titolo d’azione pura alla – mi ripeto, per spendere un paragone buono per tutti – God of War*, Wolverine sa essere un gioco divertente e appagante.

Soprattutto per chi è cresciuto a pane e supereroi Marvel, perché la creatura di Insomniac è piena zeppa di citazioni, omaggi e rimandi non solo al sottobosco mutante della Casa delle Idee, ma a tutto il suo universo di tizi in costume. La storia, già di suo, è interessante per gli appassionati di avventure su carta del pelosone e degli X-Men, perché… non ci sono gli X-Men.
Questo Logan fa parte del Team X, una squadra di mutanti che in parte ricorda per i suoi effettivi il Team X del passato del Logan classico, ma per altri versi è proprio una controparte degli X-Men, guidata dal più improbabile dei leader. La trama si snoda attraverso varie ambientazioni tutte legate a Wolvie, dal Canada a Tokyo passando per Madripoor, e tira in ballo tutta una serie di vecchie conoscenze.
C’è perfino il mio personaggio Marvel preferito, ma è solo la punta di un iceberg che non si scioglie, ma punta al contrario a far sciogliere il cuore di noialtri vecchi aficionados.
Ora è il modo in cui si cita quel costume classico dei fumetti per un certo personaggio femminile, ora il cartellone pubblicitario che sa di futuro di fine secolo, ora che quel tizio che pensavi e speravi fosse in realtà [OMISSIS] è proprio [OMISSIS]. Ma tutto questo, mi rendo perfettamente conto, non è apprezzabile da tutti allo stesso modo. Non ha per tutti lo stesso valore.

“JAMES CHI?”
Per chi di Wolverine sa il giusto, perché ha visto anni e anni di film con Hugh Jackman, Marvel’s Wolverine corre il rischio di essere un’esperienza troppo lineare e abbastanza ripetitiva. Peraltro, non priva di difetti, che spaziano dal banale al piuttosto fastidioso (come il modo in cui la visuale, dopo una schivata, si perde per strada troppo spesso il nemico contro cui stai lottando).
Per chi di Logan ne sa un po’ di più, perché è partito dal cartoon degli X-Men degli anni 90, già le cose iniziano a cambiare, perché è in grado di cogliere un po’ di quella lore e di quelle citazioni. E fa niente se il sistema di evoluzione del personaggio compensa solo in parte la tautologia spinta delle zuffe a suon di artigli.
E poi ci sono quelli come me. Quelli che vengono dai fumetti, che non solo sanno che Logan si chiama in realtà James Howlett, ma che ne conoscono vita, morti (diverse), resurrezioni e versioni alternative. Quelli che sanno grosso modo da dove provengono tutti i costumini extra e i set di artigli tra cui il gioco ti fa scegliere. *Quelli che sanno che il paragone con God of War calza a pennello anche perché il nostro amico con i capelli a punta è stato, tra le tante altre cose, sia Morte che Guerra dei cavalieri di Apocalisse.
Essendo dotato del gene mutante dell’anzianità, io c’ero. C’ero quando sono stati pubblicati i primi numeri delle testate italiane di Wolverine e degli X-Men, ai tempi di Play Press e Star Comics, e c’ero anche prima. Ho imparato a leggere prima delle elementari, a inizio anni 80, perché volevo capire cosa dicessero davvero quei super-eroi nei vecchi albi Corno che saltavano fuori dalle buste sorpresa. In uno di quei fumetti, un numero di Capitan America, c’erano in appendice degli eroi dai costumi coloratissimi. Un’intera squadra di nuovi personaggi che non avevo mai visto prima, e che mi piacevano tantissimo. Si chiamavano X-Men.
Quarantacinque anni dopo, è ovvio che di Marvel’s Wolverine mi sia goduto ogni singola tutina sbloccabile, ogni citazione su quelle etichette del whiskey, sostanzialmente ogni secondo.

ALL’IMPROVVISO, UNO SCONOSCIUTO
Certo, tocca subito fare i conti con il fenomeno “Ma chi diavolo è questo tizio?”, che ti si presenta ogniqualvolta un gioco ha dei personaggi realistici ma diversi dagli attori a cui associamo quei nomi. Non mi piace peraltro particolarmente chi interpreta qui Logan – Liam McIntyre, il secondo Spartacus della serie TV omonima – perché assume troppo spesso quell’aria da cane bastonato, e diversi altri volti sono un po’ così. Perfetto invece il leader del Team X, sul cui nome glisso a beneficio di chi non sa già di chi si tratta, affidato a volto e voce di Troy Baker.
Ma una volta fatta la tara a questo, il titolo Insomniac si è rivelato per me una giostra.
Non è il primo gioco di Wolverine iperviolento in cui il mutante canadese si trova cosparso di sangue ogni due per tre: c’era già stato nel 2009 X-Men le origini – Wolverine (X-Men Origins: Wolverine) di Raven Software e Activision, tratto dal film omonimo. Ma qui i livelli di viulenza abatantuonesca, signore e signori, sono davvero una qualche cosa.
“Logan che si strappa dalle viscere una katana di un ninja della Mano su un tetto di Kabukicho per piantarla in faccia al suo proprietario” è in pratica la definizione di quello che mi aspetterei da qualsiasi gioco o film su Wolverine degno di questo nome.
Proprio per la sua natura pilotata, per questa tendenza a tenerti un po’ tanto la manina, Marvel’s Wolverine è tutto un set-piece, una sequenza strutturata in cui qualcosa esplode, o va fuoco, oppure esplode e va a fuoco, oppure esplode, va a fuoco e devi inseguirla sui tetti. Ma non sono quasi mai sequenze che si svolgono a caso o in un luogo a caso. E proprio per tenere il ritmo alto ed evitare al minimo le digressioni, anche i minigiochi (una serie di prove per sbloccare i ricordi del protagonista), così come la possibilità di rigiocare le missioni già completate per recuperare qualche collezionabile lasciato per strada, sono infilati nel tessuto dell’avventura, attraverso il sistema delle porte del capanno, accessibili (volendo) nel bel mezzo dei livelli.
E quindi. Marvel’s Wolverine non è Marvel’s Spider-Man, non voleva esserlo, e non ha una delle due cose che nei tre giochi di Spider-Man di Insomniac mi sono piaciute di più, assieme alla collezione di costumi, vale a dire la possibilità di gironzolare liberamente per la città.
Ma è pur vero che Logan non è Peter Parker, farsela a piedi non è – mai nella vita – fico come volteggiare davanti al Chrysler Building sparando ragnatele, e che insomma si è scelto proprio di fare altro.

SCELTE, BUGIE E VIDEOGAME
Non è un titolo di per sé imperdibile in definitiva, Marvel’s Wolverine, ma rischia di diventarlo per chi ama questo mondo di fantasia creato da Stan Lee, Jack Kirby, Steve Ditko e i loro colleghi.
Io, non si fosse capito, con tutti i suoi difetti l’ho spolpato all’osso (rivestito di adamantio), in all’incirca una ventina di ore.
Ci sarebbe poi tutto il discorso – che ha monopolizzato tutte le discussioni sul gioco nelle ultime settimane e generato proteste e boicottaggi – delle scelte poco felici (ad essere buoni) di Sony negli ultimi mesi, dall’addio al supporto fisico all’abbandono del nuovo progetto di Hideo Kojima (che nel frattempo ha traslocato in casa Microsoft). Un discorso che ha riacceso i fuochi della console war, per chi ancora ha tempo e forze da gettare nel litigare online con sconosciuti parlando di macchine da gioco (oh, ognuno…).
Ma immagino che avremo tempo e modo di tornare sull’argomento nell’immediato futuro. Qui ho preferito parlare del gioco, per chi sia interessato al medesimo. Perché Wolverine è il migliore in quello che fa, e quello che fa, a quanto pare, è a volte ritrovarsi invischiato in polemiche che riguardano il suo publisher.


2 commenti
Articolo bellissimo, complimenti.
Ho apprezzato molto la tua disamina, io sono un fan Marvel e di Wolverine, sono riuscito a cogliere tutti i vari easter-egg e mi sono divertito tantissimo con questo gioco, riconosco i difetti che anche tu hai elencato, ma non mi hanno assolutamente rovinato l'esperienza, e come trama, caratterizzazione e profondità dei personaggi insomniac è riuscita a non deludermi neanche questa volta.
PS. A me dopo le prime fasi di gioco il volto del nuovo Wolverine è piaciuto molto👍