Street Fighter II, la vera storia di Blanka

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Come da un tizio alto più di due metri, allevato dai leoni e pescato dall’anime dell’Uomo Tigre si è arrivati al mostro brasiliano verdolino che tutti amiamo.

“Fulmina gli avversari perché è stato allevato dalle anguille elettriche”. Tra le tante leggende metropolitane, informazioni mezze false, traslitterazioni fantasiose che circolavano nella prima metà degli anni 90 attorno ai cabinati di Street Fighter II: The World Warrior e dei suoi tanti seguiti, quella di Blanka allevato dalle anguille elettriche era una di quelle che mi affascinavano di più.

Perché era una roba impossibile, questa del Mogwli cresciuto dai pesci elettrofori della foresta amazzonica brasiliana, perfino in una realtà i cui paletti erano elastici quanto gli arti di Dhalsim. Come lo allevano un bambino delle anguille elettriche, poi? Boh, ma vaglielo a spiegare a un esercito di valorosi combattenti poco sopra il metro che gridano Attacchensplughen, chiamano Chun-Li “Ciula”, come in un film con Massimo Boldi, e sono pronti a giurarti che un loro cugino ha sbloccato davvero il boss segreto Sheng Long, però toccandosi tre volte il naso e saltellando su un piede con un pacco di Morositas in tasca.

Quello che io e tutti quei ragazzini non sappiamo, allora, è che in realtà Blanka doveva essere un tizio gigantesco, alto più di due metri e ispirato a un famoso nemico dell’Uomo Tigre. Anzi, no, doveva essere proprio un clone di Tiger Mask, il wrestler in carne e ossa. E perché non, a questo punto, un uomo bestia con il nome di un parco a tema tropicale?

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Blanka dal Brasile, molti, molti anni prima che arrivasse Jason Momoa a interpretarlo.

 

UNA BABY PENSIONE PER RYU E KEN

Siamo nel 1988. Capcom dà il via alla realizzazione di un seguito per un suo arcade che aveva riscosso un discreto successo l’anno prima: Street Fighter. Successo ottenuto soprattutto quando alla versione con i due pulsantoni giganti con i sensori di pressione per calci e pugni era seguita una più convenzionale, con sei tasti normali, legati ciascuno a tre pugni e tre calci di forza crescente.

Il ruolo di producer del gioco viene affidato da Capcom a Yoshiki Okamoto, affiancato da altri due membri fondamentali del team a cui si deve anche Final Fight, i designer Akira Nishitani e Akira Yasuda. E se nel primo Street Fighter i personaggi giocabili erano solo Ryu e Ken Masters, l’idea alla base di Street Fighter II: The World Warrior è, evidentemente, pescare lottatori da tutto il mondo. Ed eccolo, il primo roster di guerrieri:

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1988: un primo roster di lottatori per Street Fighter II (questa e le altre schede vengono da materiali ufficiali: gli extra di Street Fighter 30th Anniversary Collection e alcuni artbook).

Una selezione singolare per varie ragioni. Tanto per iniziare, tra questi otto personaggi non ci sono Ryu e Ken, che non erano stati ancora ripescati per il sequel. Partendo dall’alto e da sinistra, troviamo allora il karateka Masaaki Kakuda; una lottatrice cinese chiamata… Zhi Li, il cui attacco, si legge nel testo scritto a mano in giapponese, avviene con i capelli (!) e che vuole vendicarsi di chi ha ucciso suo padre, il malvagio Gen del primo Street Fighter; il lottatore di capoeira Bunbobo, di nazionalità sconosciuta; il pugile USA Dick Jumpsey; il wrestler mascherato Tahir Meyer; l’ex berretto verde Shilke Muller; lo stregone sputafuoco Great Tiger, grande tigre; l’uomo bestia Anabebe.

Un sacco di tizi sconosciuti, in altre parole, anche se è evidente che alcuni di questi si evolveranno in personaggi che conosciamo: da Zhi Li nascerà Chun-Li, il berretto verde Muller si tramuterà in Guile, lo stregone Grande Tigre in Dhalsim. E un lungo e tortuoso percorso porterà il mostro Anabebe, 230 cm per 2 quintali di peso, a diventare Blanka.

 

ANABEBE SULLE TRACCE DELL’UOMO GORILLA

Anabebe viene descritto nella sua scheda come un “uomo bestia allevato dai leoni” (bizzarro, ma sempre meglio delle anguille, siamo d’accordo), portato alla catena dal suo manager e domatore, Rothenburger. Abile nel “mordere e graffiare”, Anabebe ha come mossa speciale “l’attacco della belva umana”. Con il beneplacito di Fracchia, probabilmente.

Se Anabebe vi ricorda qualcuno, è perché il nome “Grande Tigre” non era l’unica suggestione pescata dal team Capcom nel manga e nell’anime dell’Uomo Tigre. Anabebe era chiaramente figlio dell’Uomo Gorilla di Tiger Mask:

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“Attenti al gorilla”, cantava il Faber. Ma a Naoto Date non c’era bisogno di spiegarlo.

Come molti dei suoi compagni visti prima, anche la figura di Anabebe si evolve però nei mesi successivi. Akira “Akiman” Yasuda e i suoi colleghi tentano varie soluzioni per lo slot del lottatore bestiale,

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Sulla destra, un uomo bestia più compatto. È nato Blanka, anche se non si chiama ancora così.

e nei bozzetti dell’epoca spunta un clone vero e proprio del Tiger Mask in carne e ossa che calca i ring del puroresu, il wrestling giapponese (per la cronaca, ai tempi sotto la maschera di Tiger Mask c’era Mitsuharu Misawa, che aveva preso il posto di Satoru Sayama). Ma vediamo anche un ninja, che poi si evolverà in Balrog/Vega… e un altro uomo selvaggio. Eccolo qui, Blanka, anche se quel nome salterà fuori solo in un secondo momento.

Hamablanka, ladies and gente.
“It’s a jungle, welcome to the jungle, watch it bring it to your n-n-n-n-n-n-n-n knees, knees”.

 

ARRIVA… HAMABLANKA

Nella sua scheda leggiamo che viene ripresa l’idea di Anabebe del “bambino selvaggio”, cresciuto dalle belve, e che il nome provvisorio del personaggio è “Hamablanka”. Tenetelo a mente, ci torniamo tra un attimo. Il nuovo lottatore-mostro si va ad aggiungere al roster ormai definitivo di Street Fighter II. Per la prima volta, vediamo tutti e otto i personaggi finali in questa scheda riassuntiva:

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“Sumo”, “Ragazza cinese” e gli altri.

Ci sono i valori dei singoli lottatori (potenza offensiva e difensiva, forza e rapidità) e delle indicazioni sulla loro natura, come il fatto che Honda incarnerà una versione super-stereotipata del Giappone, in modo che sia “comprensibile per gli stranieri”. Ma non tutti gli otto personaggi hanno qui ancora i loro nomi definitivi: tolti Ryu, Ken e il maggiore Guile, gli altri sono “Sumo”, “Ragazza cinese”, “Vodka Kowalski” (indovinate un po’ di chi si tratta), “India” e naturalmente “Uomo Bestia”.

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Morsi presi in prestito da un altro tipo verde dell’Amazzonia.

 

MORSI E COLPI DI SCENA

Quanto al morso di Blanka, la presa con cui fa zampillare il sangue dagli avversari dopo averli azzannati, è ispirata alla mossa di uno dei wrestler del gioco Pro Wrestling per NES, il “Piranha Bite” di The Amazon. A me ha sempre ricordato anche un altro lottatore bestiale, il pugile Harimao di Ashita no Joe/Rocky Joe. Notate il colore di The Amazon… E a proposito di colore: Yasuda immagina in un primo momento Blanka con un normale incarnato rosa. Solo che la resa di quell’idea gli sembra “disgustosa” e si opta per la pelle giallo-verde e i capelli e la peluria arancioni, abbinati al pantaloncino.

La storia di Blanka, come spiegato dalla sua sequenza finale in Street Fighter II (dove la madre lo riconosce grazie alla cavigliera. Sì, una roba tipo il braccialetto di Georgie), è quella di un ragazzino di nome Jimmy che sopravvive allo schianto dell’aereo su cui viaggiava e si ritrova sperduto nella foresta amazzonica. Una qualche mutazione lo ha fatto diventare com’è ora, e quanto ai poteri elettrici… li avrebbe appresi, stando ad alcuni artbook e volumi ufficiali Capcom, “LOTTANDO CONTRO LE ANGUILLE ELETTRICHE”.

Colpo di scena: non l’hanno cresciuto quei pesci, ma c’era del vero nelle teorie dei ragazzini della sala giochi, trentacinque anni fa, porca miseria.

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‘O lottatore nun s’a scorda ‘a mamma.

 

UN NOME DA GITA FUORI PORTA

Ma da dove salta fuori il nome Blanka? Una delle tesi circolate a lungo, ripresa anche dalla wikipedia giapponese, è che il suo nome derivi da una traslitterazione errata di “hombre blanco”, uomo bianco, visto che Jimmy/Blanka non è nato lì in Brasile. Ma hombre blanco è spagnolo, in Brasile si parla il portoghese, e ok che i nostri amici giapponesi sono sempre piuttosto svagati nell’uso delle lingue altrui, ma qualcosa non quadrava. Diversi anni fa, su vari forum di appassionati, è saltata fuori una spiegazione più convincente, che combacia con il primo nome del personaggio.

Ricordate “Hamablanka”, nei primi bozzetti di Blanka? Bene, Hama Blanca era il nome di un resort/parco dei divertimenti a tema tropicale/brasiliano che sorgeva ai tempi a Shirahama, a un centinaio di chilometri da Osaka, dove ha sede Capcom. Un posto pubblicizzatissimo ai tempi nella metropoli giapponesi. Torna, no?

Come per tanti, Blanka è il mio personaggio preferito della saga Capcom. In tre decenni e mezzo di partite a Street Fighter II e ai suoi tanti seguiti, ho giocato il 99% delle partite con Blanka. Ho sempre adorato questo Incredibile Hulk con i capelli arancioni proveniente dal Brasile. E ora chiedo venia, ma mi è venuta voglia di andare a fare una partita al cabinato, e pettinare di scariche elettriche e artigliate tutto il grande e irreprensibile cast di colleghi provenienti dai quattro angoli del globo.

Buon Attacchensplughen e Alecfù a tutti.

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