Perché, ai mondiali simulati, si fa presto a dire “cartellino rosso”.
Se c’è una cosa che reggo ancor meno della violenza, credetemi, è la violenza fatta sport. Non giudico i gusti e tanto meno le professioni degli altri, specie se sono altri pieni di cicatrici e che potrebbero uccidermi con un’occhiataccia. Voglio solo dire che personalmente non sono mai riuscito a guardare per intero un match della UFC. Quei momenti in cui uno è a terra e riceve una grandinata di cazzotti sulla testa? Non ce la faccio. Invece ho sempre amato il wrestling, tra le varie e tante altre ragioni proprio perché so che lì gli atleti fanno invece di tutto per non farsi male, cercando di coreografare quel balletto nella maniera più spettacolare e coinvolgente possibile. Ora, non ci vuole chissà quale sforzo interpretativo per collegare tutto questo alla mia insana passione per i giochi di calcio in cui ci si mena, perché anche lì la violenza è solo simulata.
Mi piacciono i giochi di calcio in generale, e per anni ne ho assunti in dosi da tossico all’ultimo stadio (appunto). Chi ha la mia età ha avuto il suo periodo Kick Off e Sensible Soccer, la sua fase Winning Eleven e PES, l’infatuazione per FIFA quando FIFA è cambiato, le nottate a sfidare tutto il mondo, online, affidandosi allo sprint dell’Adriano prime. Ma accanto ai titoli seri, all’ombra degli altarini eretti al team KCET e dello studio matto e disperatissimo delle combo superflue ma spettacolari per irridere i francesi a FIFA, c’era anche altro. Un altro in cui la via più veloce per andare a rete era mescolare le ossa di qualcuno. E se pure non era la più veloce, era quella da imboccare lo stesso, perché la più divertente.
Quello che segue non è evidentemente un elenco di tutti giochi di calcio brutali, ma una selezione di titoli appartenenti alla categoria, tutti con una caratteristica comune: ci ho trascorso ore, giorni o settimane, e in qualche sparuto caso ci gioco ancora. Benvenuti nel torbido sottobosco dei titoli pallonari violenti: gloriosi picchiaduro travestiti da giochi sportivi.
Sportivi tra molte virgolette.
Riscaldamento: FIFA Road to World Cup 98
Cominciamo a scaldarci con il singolo elemento di un gioco per il resto convenzionale. È il ’98 e anche il calcio di Electronic Arts va ai mondiali, con un titanico Maldini in maglia azzurra sulla cover della versione nostrana. Nelle partite accompagnate dal commento di Massimo Caputi e Giacomo Bulgarelli, mentre risuonano in sottofondo – e lo ricordo giusto per far sentire me e voi più vecchi – le note di Song 2 dei Blur, ti puoi esibire tra le altre cose in tackle assassini sul portiere avversario. Solo che qui un arbitro c’è e ti butta fuori, il permalosone.
Per un amico di cui non faccio il nome, ma tanto pure se lo faccio che cambia, e allora lo faccio, Davide, la scivolata killer sull’estremo difensore a fine partita era più antistress del gioco in sé.

Primo Tempo: Adidas Power Soccer
Una volta non c’erano il VAR, la Goal-Line Technology e tutti gli altri aiuti moderni per chi arbitra una partita. A volte non c’era manco l’arbitro, o se c’era non vedeva, nel caso tu tifassi per la squadra sbagliata o fossi un giocatore di Adidas Power Soccer. Siamo sempre ai tempi della prima e gloriosa stazione da gioco di Sony, e questo titolo per PC e PS1 era cucinato dall’altrettanto mitica Psygnosys. Come in tanti altri giochi pallonari dall’impostazione arcade, si recuperava palla con un tackle, ma qui poco importava se con lo stesso portavi via pure una striscia di campo e parte degli arti inferiori del malcapitato, che poi restava lì a contorcersi per terra, inutilmente.
Il direttore di gara poteva essere infatti impostato su diversi livelli, da “severo” giù fino a “cieco” (giuro), passando per un livello di fiscalità random. E se capitava quello non vedente, quegli spigolosi tizi poligonali in campo, con un moai dell’Isola di Pasqua al posto delle teste, avevano facoltà di regolare i loro conti come meglio credevano. Comunque andasse, alla fine vinceva lo sport.
Se lo sport era la muay thai.

Cooling break: Soccer Brawl
Quella di Soccer Brawl è una tra le poche cartuccione del Neo Geo AES che ho a casa. Mi rende molto felice tenerla lì su uno scaffale oggi, ma da ragazzino – quando se avevi un Neo Geo a casa, allora avevi probabilmente pure un’autista di famiglia in livrea e potevi essere acclamato come ras del quartiere – mi avrebbe fatto impazzire. Non so quante monetine ho fatto fagocitare al cabinato e non so quanto ci ho giocato su MAME, ma so per certo che ci gioco ancora oggi un sacco.
Sviluppato da SNK nel ’92, Soccer Brawl stava al calcio (a 5) come il precedente Speedball dei Bitmap Brothers stava alla pallamano. Un brutale torneo futuristico tra cyborg, da giocarsi in uno stadio del domani a Osaka o San Francisco, un supertiro a zig-zag o un colpo devasta-avversari dopo l’altro. Senza falli, se non quelli laterali, giusto per spezzare male il ritmo della sfida.
E alla fine, come veri tifosi giapponesi, tutti a raccogliere sugli spalti del dome le lattine e i resti di arti meccanici esplosi.

Intervallo: i figli di Tsubasa
Di giochi di calcio con i supertiri infuocati, e pure muniti di contrasti belli ruvidi, ce ne sono del resto a decine. A far ricordare su un monitor o su uno schermo collegato a una console le fantascientifiche imprese di Holly e Benji/Captain Tsubasa – talmente esagerate nel campo della fisica da schiaffeggiare metaforicamente con il proprio pene una gigantografia di Newton – ci sono ad esempio il franchise Mario Football/Mario Strikers di Nintendo, Sega Soccer Slam e, ovviamente, un’infinità di trasposizioni ludiche di Capitan Tsubasa ed epigoni vari, come Inazuma Eleven. Tiri della tigre contro tornado di fuoco, e via andare.
Ma mi piace ricordare in questo delirio di superpartite superpallonare lo Shaolin Soccer del videogioco, Super Shot Soccer (in Giappone Bakuretsu Soccer) di Tecmo. Un altro vecchio leone (2002) in cui potevi sbattere in faccia all’avversario una nave vichinga o la Statua della Libertà. Letteralmente.

Secondo tempo: Red Card
È poi, ovviamente, c’è Red Card. È controintuivo, ma è un gioco di calcio in cui c’è tutto tranne i cartellini rossi. L’attitudine al calcio scartavetrato, del resto, è professata già dalla copertina della versione PAL, un sentito, quasi tenero omaggio alla celebre strizzata di maroni di Vinnie Jones a Gascoigne in quel Wimbledon-Newcastle del 1988. Poesia.
Uscito nel 2003 per PlayStation 2, Xbox e Nintendo GameCube, il gioco di Midway Sports non si limitava a tackle virili da affondare su campi internazionali, ma concedeva direttamente la facoltà di porre fine all’esistenza terrena degli avversari con dei calci volanti. Più Jean-Claude Van Damme che Taribo West, insomma.

Il post-partita: World Championship Soccer II
Per chiudere, potrei tirare in ballo pure i tifosi violenti simulati, nel controverso RTS (gioco strategico in tempo reale) olandese per PC Hooligans: Storm Over Europe, del 2002, in cui lo scopo era diventare il più temuto gruppo di teppisti da stadio in Europa. Ma forse sarebbe un po’ troppo. Mi gioco allora un’altra perla pedatoria degli anni 90 a tema mondiali, World Championship Soccer II per Sega Mega Drive. Un gioco frenetico e sufficientemente stupido, in cui non dovevi far altro che buttare in continuazione il pallone in avanti. Era particolarmente violento? No, in effetti no, quasi per niente. E se le scivolate temerarie c’erano, erano sanzionate con un rosso. Allora perché lo cito?


