Shinobi, un ninja contro il male (e Spider-Man, tra gli altri)

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La storia di un guerriero ombra chiamato Joe, che si portava anche dietro un cane molto figo, alle volte.

Ne abbiamo già parlato a proposito della genesi di Golden Axe: ben conscia delle potenzialità enormi rappresentate dal mercato occidentale, Sega – che peraltro aveva origini americane, essendo stata creata da uomini d’affari statunitensi – guarda nella seconda metà degli anni Ottanta a ovest per i suoi giochi. Alla ricerca di qualcosa che possa piacere anche ai giocatori non giapponesi e aiuti ad affermare i titoli di Sega e le sue console come una proposta diversa e più cool rispetto a quella della concorrenza (Nintendo in primis). E se c’è una cosa che in quegli anni fa impazzire gli adolescenti d’America ed è ritenuta super-cool, sono i ninja.

Una vera e propria esplosione di produzioni statunitensi incentrate su queste figure che scivolano nell’ombra e lanciano shuriken mulinando katana, da fumetti, giocattoli e cartoon delle Teenage Mutant Ninja Turtles a interminabili saghe cinematografiche come quella di American Ninja (da noi Guerriero Americano). E proprio come in Guerriero Americano, la storia di Shinobi ci parla di un tizio chiamato Joe…

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Il primo boss di Shinobi, in una città piena di poster di Marilyn, e il bonus stage (qui finito male).

 

JOE MUSASHI, DALLA A ALLO ZEED

È il novembre del 1987 quando il team AM Research & Development No. 1 di Sega, guidato da Yutaka Sugano, porta nelle sale giochi Shinobi. Shinobi è la parola giapponese con cui venivano propriamente definiti i ninja, e il protagonista Joe Musashi e le ambientazioni che attraversa sono l’esatto melting pot culturale tra tradizione giapponese e americanate da film che le premesse lasciavano immaginare. Lanciato al salvataggio dei bambini rapiti dal vilaggio del clan Iga (un clan di ninja realmente esistito e famosissimo durante il periodo Sengoku) da parte del malvagio cartello criminale chiamato Zeed, Joe spazza via tonnellate di nemici a colpi di shuriken e di tre diversi super-attacchi magici spacciati come tecniche segrete di ninjutsu. Tra un livello e l’altro, uno stage bonus in cui devi fulminare, tempestandoli di shuriken, dei ninja super-atletici che ti vogliono saltare addosso.

Il successo è clamoroso: per tutto il 1988, Shinobi è uno dei coin-op più popolari del pianeta terra. Milioni di giocatori mandano a memoria ogni singolo attacco, ogni passaggio del cabinato, per essere i draghi della loro sala giochi o del baretto sotto casa, almeno per un giorno. Il gameplay è molto simile, in effetti, a quello di titoli precedenti come Rolling Thunder di Namco. Ma in Rolling Thunder non c’erano tutti quei punk, ninja e spadaccini mongoli da pettinare con una raffica di shuriken.

Sega ha ottenuto esattamente il best-seller globale dal taglio super-cool che voleva, e ora non deve far altro che usarlo come un piede di porco per spalancare le porte di casa di quegli stessi giocatori in fila davanti al coin-op per sputtanarsi la paghetta in gettoni. Nel settembre del 1988 esce così in Giappone la conversione di Shinobi per Sega Mark III/Master System, seguita l’anno dopo da quelle per NES (USA) e PC Engine. Nel mezzo, un fiume di porting per home computer, dal Commodore 64 all’Amiga, dall’MSX a Spectrum e PC, curati da software house come Virgin Mastertronic.

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Godzilla e “Spider-Man che si trasforma in Batman”, nemici tipici di un ninja.

 

CONTRO BATMAN, RAMBO E CHIUNQUE ALTRO

Dalla festa era rimasta fuori la nuova belva nera di Sega, il Mega Drive, perché per la sua macchina a 16-bit Sega ha in programma un seguito esclusivo, che esce nel dicembre del 1989 con il titolo di The Super Shinobi in Giappone e The Revenge of Shinobi in America. In Europa arriva quasi un anno dopo, nell’autunno del ’90, ma conservando il titolo USA. The Revenge of Shinobi era la miglior vetrina possibile delle capacità tecniche del Mega Drive. Oggi è famoso soprattutto per la colonna sonora pazzesca di Yuzo Koshiro e per le sue guest-star di un certo peso… in tutti i sensi. Durante lo sviluppo del gioco, il team di Noriyoshi Oba imbottì The Revenge of Shinobi di personaggi ispirati al mondo del cinema: Rambo, Terminator, Spider-Man (che si trasformava in Batman!) e Godzilla. L’idea era di ritoccarli poi un minimo per non rendere così evidente il plagio, un po’ come l’arrampicamuri vestito di blu che si vedeva all’inizio del primo Shinobi, ma non ce ne fu il tempo, e uscirono nel gioco così com’erano.

Proprio a causa di questi leggerissimi inciampi in materia di copyright, del gioco uscirono su Mega Drive quattro diverse versioni per il mercato USA e Giappone, e due per quello europeo, con varie modifiche ai volti noti di cui sopra (Batman diventava una specie di demone di Devilman, ad esempio) e in alcuni casi la licenza ufficiale Marvel per poter usare legittimamente Spider-Man…

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Shadow Dancer, gemelli diversi: il cane Yamato in azione sul coin-op e la copertina giapponese della versione per Mega Drive.

 

SOLO COM… CON UN CANE

Sempre dell’89 è il primo seguito di Shinobi per le sale, il celebre Shadow Dancer. Un sequel che riprende in tutto e per tutto la struttura del primo, ma con delle bombe da disinnescare al posto dei ragazzini da salvare, e soprattutto con il cane Yamato che affianca il protagonista.

Imparare quando e come far attaccare i nemici da Yamato, che era in grado di immobilizzarli per un breve lasso di tempo, diventa un passo base nella danza mortale di Shadow Dancer, il gioco che ti faceva sentire figo anche se andavi in giro vestito di bianco come un Pulcinella giapponese. Questo Shadow Dancer viene convertito da U.S. Gold sui vari home computer occidentali, mentre su Mega Drive arriva nel ’90… un altro Shadow Dancer. Chiamata in Giappone Shadow Dancer: The Secret of Shinobi, la versione Mega Drive trasporta il nostro ninja (Hayate secondo il manuale giapponese, Joe secondo quello in inglese) e il suo cane in un contesto diverso, una New York a un passo dall’apocalisse, in cui tocca salvare nuovamente degli ostaggi. Spiazzante per chi si aspettava il gioco visto in sala, ma nel complesso un ottimo titolo, per molti aspetti superiore allo Shadow Dancer a gettoni.

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Il ninja cyber, il red ninja e il ninja rossonero.

 

CYBER-NINJA E NINJA PORTATILI

Nel 1991 è la volta di The Cyber Shinobi per Master System, un capitolo molto facile, molto trascurabile e anche molto diverso dai precedenti, perché ti obbligava a ripulire completamente ogni singola sezione dei livelli prima di poter proseguire. Gli attacchi erano inoltre ripartiti tra colpi di katana e calci, e la storia incentrata sul nipote di Joe Musashi, chiamato anche lui Joe come il nonnetto, alle prese con la malvagia organizzazione Cyber-Zeed del 21° secolo. Che poi erano i cattivi del primo gioco, ma con “cyber” come prefisso, per sembrare più fantascientifici.

Tra il ’91 e il ’92 escono intanto per Game Gear due Shinobi portatili (Shinobi e Shinobi II: The Silent Fury), in cui si comanda un Joe Musashi vestito di rosso che deve salvare la “Valle dei Ninja”, affiancato da alcuni alleati dotati di abilità ninja speciali. Molto impegnativo il primo, più bilanciato il secondo.

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Lo spettacolare Shinobi III e il bizzarro capitolo per Saturn: Shinobi che incontra Mortal Kombat (e Mario Merola).

 

IL RITORNO DEL MAESTRO NINJA E UN VIAGGIO SU SATURNO

Nell’estate del 1993, Shinobi torna su Mega Drive con il capitolo noto come The Super Shinobi II in Giappone e Shinobi III: Return of the Ninja Master in Occidente. Uscito un anno dopo rispetto ai programmi di Sega, perché l’azienda non era contenta del gioco e chiese di apportare diverse migliorie, Shinobi III/The Super Shinobi II è ancora oggi un giocone, spettacolare, veloce e furioso. Pane per gli appassionati di Joe Musashi (qui contrapposto al malvagio Shadow Master e alla sua Neo Zeed) e modello d’ispirazione per i sequel usciti negli ultimi anni e di cui parleremo tra un attimo.

Prima però facciamo una sosta su Sega Saturn, che nel 1995 accoglie Shinobi X (titolo europeo), noto negli USA come Shinobi Legions e in Giappone come Shin Shinobi Den. La particolarità qui è che l’avventura del ninja Sho, chiamato a fermare i piani di dominio del fratello malandrino Kazuma, è raccontata attraverso attori digitalizzati alla Mortal Kombat e agghiaccianti filmati d’intermezzo live action in stile sceneggiata napoletana. La colonna sonora del gioco è stata soppiantata nella versione europea da un soundtrack nuovo di zecca, composto da Richard Jacques, perché ai vertici della filiale europea di Sega non piaceva quella originale.

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Generazione PS2: il primo Shinobi tridimensionale e il suo seguito, Nightshade.

 

SHINOBI AL FEMMINILE

Scivoliamo in avanti fino al 2002. Sono gli anni di PlayStation 2 e sulla console Sony arrivano a stretto giro due nuovi episodi della saga. Il primo è intitolato semplicemente Shinobi, esce in Giappone nel novembre 2002 e in Europa nel maggio successivo, ed è un progetto che era destinato al Dreamcast ed è stato poi dirottato su PS2. Primo capitolo in 3D della serie, Shinobi pone il giocatore alla guida di Hotsuma, capo di un clan di ninja chiamato a ripulire Tokyo dai demoni.

Sviluppato dalla divisione Overworks di Sega, Shinobi incentra l’azione più sulla katana che sugli shuriken, per ovvie ragioni di praticità in un ambiente tridimensionale, dotando al contempo Hotsuma di varie abilità ninja, come quella di correre sui muri. Un gioco dall’animo fortemente arcade, strutturalmente semplice e ripetitivo, ma con passaggi molto ostici, che viene accolto discretamente all’uscita dalla stampa specializzata.

A fine 2003 esce il seguito, Nightshade, che in Giappone è intitolato semplicemente Kunoichi (ninja donna), perché la protagonista è stavolta Hibana, ragazza a cui sono stati preclusi i segreti e la guida del clan Oboro solo perché nata femmina. Più facile del suo predecessore, aveva una colonna sonora dannatamente orecchiabile e delle belle idee, ma era pure questo ripetitivo come un pappagallo.

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Shinobi: Art of Vengeance, un ritorno in grande stile per quel vecchio lupo di Joe Musashi.

 

“CHI, JIRO? DOVE? ODDIO!”

Altro salto temporale e atterriamo nel 2011. Il Nintendo 3DS, appena uscito, continua ancora a ipnotizzare i suoi possessori con quell’effetto stereoscopico senza occhialini, e così in Giappone esce Shinobi 3D, che Sega ribattezza per i mercati occidentali semplicemente Shinobi. Il protagonista è stavolta Jiro Musashi, padre di Joe, che dal 1256 viene spedito ottocento anni nel futuro e inizia la battaglia contro Zeed poi portata avanti dal figlio. Non è esattamente questo capolavoro, lo Shinobi per 3DS, ma confesso di averci giocato tanto, perché aveva un suo perché.

Siamo arrivati così all’ultima – al momento – tappa del ninja-tour Sega, Shinobi: Art of Vengeance, uscito nell’estate 2025 per Nintendo Switch, PS4, PS5, PC, Xbox One, Xbox Series X/S, e un paio di settimane fa anche su Switch 2. Un gioco in 2D in cui Musashi e il clan Oboro devono difendere un’altra volta l’umanità, in una storia in cui si incontrano un’incarnazione della Morte, la kunoichi Chiyo e tanto altro. Parte del progetto di recupero da parte di Sega delle sue IP storiche, Art of Vengeance è stato sviluppato dai parigini di Lizardcube, uno studio che ha lavorato in precedenza a Streets of Rage 4 (2020). È un Metroidvania vasto, pieno di segreti e capace di tenerti inchiodato al divano per ore, un livello dopo l’altro, in compagnia della bellezza di personaggi e scenari e di un senso di progressione ben studiato.

Passano gli anni e cambiano le piattaforme di gioco e il colore dei pigiamini da battaglia, insomma, ma Shinobi è fermamente intenzionato a riempire la vita di noi giocatori ancora a lungo, uno shuriken o un fendente di katana dopo l’altro.

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1 commento

  1. LeChuck

    È una saga di cui non ho mai giocato neppure un titolo, mi sa che dovrei fare un recuperone, prima o poi.
    Ci sono Collection con cui è possibile recuperare tutto/la maggior parte (potrebbe essere anche una buona idea un paragrafetto per indicare come recuperare i titoli, nei prossimi focus) dei titoli?

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